sabato 28 giugno 2008

I SETTE SEGNI DELL’ESTATE URBANA

E’ estate nell’Urbe quando:

  1. Passeggiando per strada, hai l’impressione di camminare in un gigantesco phon
  2. In tv iniziano le repliche della signora in giallo e del commissario Rex
  3. Improvvisamente, sei felice di andare in ufficio (a meno che l’aria condizionata non sia rotta)
  4. A Testaccio si trova parcheggio il sabato sera
  5. I Tg si riempiono di immagini di turisti sudati che si lavano i piedi nella fontana di Trevi
  6. Le zanzare tigre prendono servizio
  7. Gli autobus iniziano l’orario estivo, che consiste nell’espletare un numero inferiore di corse: una a giugno, una a luglio e una speciale per ferragosto

Risultati del sondaggio-per un pugno di voti

Anzi, solo per uno..ma abbiamo trovato un'utile e nobile occupazione ai nostri bravi soldatini: essi saliranno sugli autobus, occuperanno tutti i posti liberi e poi li cederanno alle vecchiette che salgono. Un'occupazione finalmente utile e degna dell'esercito italiano.
Vi aspettiamo

mercoledì 25 giugno 2008

La guerra dei mostri

Sono anni che impazza nell’Urbe.
Sempre più cattiva e selvaggia. I cittadini assistono impotenti.
In questa città non abbiamo case, scuole, asili nido. Ma c’è più o meno un enorme centro commerciale ogni 20 abitanti. Cose da pazzi.
E ognuno di questi mostri è sempre più grosso dei precedenti: ci sono più negozi, più parcheggi, più ristoranti, più supermercati, più offerte, più piani, più riscaldamenti, più aria condizionata, più sale cinematografiche, più stucchi, più marmi, più colore, più luce, più finestre, più bar, più carrelli,più scale mobili, più ingressi, più sorveglianza, più cestini della munnezza. Io ho paura, il prossimo che nasce dovrà avere più dei precedenti e ormai non so cosa possano inventarsi di più.
Io spero sempre che prima o poi, invece di partorire i mostri, il comune decida di partorire case popolari o magari asili nido ma pare che i mostri facciano tendenza. Forse vogliamo vincere un primato e arrivare al punto in cui ogni cittadino dell’Urbe avrà un suo centro commerciale privato, dove potrà parcheggiare la macchina dove gli pare e fare acquisti in solitudine. Io poi, per puro scopo professionale naturalmente, ogni tanto me li vado a vedere.
Per raccogliere materiale per il blog.
Mica perché m’incuriosiscono.
Ci mancherebbe.
Dunque oggi sono andata a vedere un neo mostro, che tra l’altro mi infastidisce per principio perché ha imbutato di traffico la strada che faccio per andare al lavoro. Dunque, il neo mostro, ovviamente, è più grande dei precedenti e più fico, perché tiene le cupole di vetro al posto del tetto. Dentro sembra di stare a Versaiiles, stucchi, marmi e art decò a non finire, con obelischi da tutte le parti (si obelischi, avete letto bene). I cestini della munnezza sono colonnine decorate in stile barocco e appesi al soffitto enormi lampadari con dieci braccia e alla fine di ogni braccio c’è una palla di vetro. In ogni corridoio, oltre all’obelisco-simbolo fallico, segue un’enorme urna.
Manco voglio sapere il significato di tutte queste urne, spero sia un richiamo romanico alle urne dell’antico impero.
Sennò ci sono custodite le ceneri dei morti in quel cantiere.
Insomma camminavo ridendo circondata dal trash chiedendo a gran voce di poter stringere la mano all’architetto progettista quando mi ha colpita un’atroce verità. La guerra dei mostri futuri si sposterà sull’architettura. Ormai non possono inventarsi più niente, devono PER FORZA distinguerli in base alla forma e al colore. Avremo mostri rosa col pennacchio e mostri a forma di grappoli d’uva, costruzioni enormi e piumate come matrone di un bordello e ogni mostro che nasce sarà più trash del precedente e sempre più kitch e avrà più marmi, più fregi, più dorature, più piume, più turchese, più viola, più rosso pompeiano, più pareti lucenti, più luce psichedeliche, più intagli sugli obelischi e soprattutto più obelischi, anzi li faranno a forma di obelischi fucsia e si leveranno maestosi fino al cielo e ancora più su, in modo che i centri commerciali diventino l’unica cosa della terra visibile dall’iperspazio.
E poi, alla fine Dio, disturbato dalla vanità degli uomini e soprattutto dalla punta di un obelisco, ci manderà fiamme e fulmini che ridurranno tutto in cenere.
Così l’umanità potrà ricominciare daccapo.Costruendo un centro commerciale dentro il colosseo.

martedì 24 giugno 2008

Tutti al mare…

Nell’Urbe non c’è il mare.
Questo è un grande, grande dramma.
Per vedere un poco di spiaggia noi esseri urbani ci facciamo dai 20 ai 60 KM in macchina, a seconda di quanto pulito vogliamo trovare il mare. Noi cittadini paghiamo costi elevati in funzione del privilegio della CITTADINANZA ma questo no, questo proprio no, a questo fatto che non abbiamo il mare noi non ci vogliamo stare. Per cui, pur di andare un giorno in spiaggia facciamo cose da pazzi e le reiteriamo anche, giorno dopo giorno, facendo finta di trovarle normali e di trarre del piacere dalle ustioni multiple, dai km di coda sul raccordo, dal bagno nell’acqua zozza, dalla sabbia nel costume, nella macchina, nell’ascensore e infine dentro casa. La giornata tipo di un cittadino medio che vuole godersi il mare nell’Urbe si svolge più o meno così: sveglia alle sette. Alle otto, in coda nel traffico, qualsiasi sia la direzione scelta. La sveglia ad un’orario più tardo delle sette comporta l’allungamento dei tempi in coda verso infinito. Alle nove, giro per il parcheggio, che viene in genere trovato verso le nove e tre quarti in un comune diverso da quello scelto. Alle dieci e mezzo si riesce ad arrivare alla spiaggia. Il cittadino pianta l’ombrellone nell’unico pizzo di spiaggia rimasto libero, ovvero vicino ai secchi della munnezza. Dalle dieci e mezza alle undici ci si increma come un bignè, protezione totale sul viso, trenta sulle spalle e sulla pancia, venti sulle gambe. Costo totale dell’operazione: 70 euro, trenta minuti e due bestemmie perché dopo essersi incremato un pezzo di coscia gli finisce fuori dall’asciugamano e adesso tiene il cosciotto panato. Suda sull’asciugamano una mezz’oretta, poi decide che fara’ il bagno. L’acqua è una munnezza ma non si è svegliato alle sette del mattino, indebitato per comprare le creme protettive e sudato come un maiale per niente. Quindi si bagna. Dopo tre minuti esce dall’acqua inorridito ma finge con sè stesso che va tutto bene. Rimane un attimo al sole per asciugarsi, questo gli causa un’ustione di primo grado. Si increma di nuovo, si siede, il braccio gli va fuori dall’asciugamano e si riempie di sabbia.
E così via, anche al ritorno, e anche il giorno dopo. In questo preciso momento, sto scrivendo con il sedere in punta alla sedia, perché a quanto pare sulle chiappe dovevo mettere la protezione 130, ho totalizzato tre ore di traffico in due giorni, la macchina ridotta uno schifo dalla sabbia, la faccia fucsia che posso fare la testimonial per Rosso Pomodoro e i capelli come una pazza, completamente privi di forma e stopposi (e questo dopo due shampoo)
Però domani vado di nuovo al mare.
A Sabaudia, mi sa

sabato 21 giugno 2008

La sindrome del tetris

L’Urbe e’ affollata.
Stiamo stretti.
Noi esseri urbani abbiamo imparato a ridurre il nostro spazio vitale ai minimi termini.
Esistono tuttavia dei cittadini che, pur odiando il contatto fisico, fanno di tutto per provocarlo allo scopo di far esplodere una rabbia repressa che ha origini diverse.
Io l’ho denominata”sindrome del tetris”
E non ridete
Esiste sul serio
Tipo, per esempio: un cittadino sta in fila alla cassa di una panetteria, c’e’ bolgia, ressa, sudore e sbuffi; un altro cittadino si infizza nella fila, comprimendo lo spazio ancora di piu’, gli sbuffi aumentano e il cittadino infizzato esplode:” e mi state addosso!!”. Ma tu che ti sei infizzato a fare, scusa? Sindrome del tetris
Nel traffico, macchine a castello, un tizio si infila nel mucchio a forza e crea l’effetto go down. Esce dalla macchina e urla: mi hai preso!”.

Sindrome del tetris
In fila al semaforo, un tizio ti si appiccica al culo del motorino, scatta il verde, non fai in tempo a partire e quello invece si e ti investe.

Sindrome del tetris.
Ma io dico, non lo vedete che non sono un pezzettino colorato fatto a forma di elle?
Sentite una musichetta scema nelle orecchie? Una vocina nella vostra testa vi fa credere che, se vi incastrate perfettamente con gli altri cittadini la fila davanti a voi sparira’?
Quando verranno a prendervi gli infermieri col siringone, diteglielo.
Forse cosi’ vi legheranno ben bene e vi incastreranno nel lettino con gli altri pazzi furiosi.
Game over