mercoledì 18 aprile 2007

Punzy&Totonno

Salve a tutti, vi presento Totonno.

Totonno è il muratore calabrese che vive nel mio stomaco.

E’ posizionato lì da sempre, con un’incidenza variabile sulla mia vita ( e sulla mia alimentazione). Cioè, non è che io sia afflitta da personalità multipla o schizoide di qualche altro tipo, solo che sono un essere doppio, con un simbionte stabilmente posizionato nell’esofago.

Può capitare a chiunque, insomma.

Ordinaria amministrazione.

Credo che le cose siano andate più o meno così: io e Totonno vagavamo in una qualche parte limbica in attesa di reincarnarci e, arrivato il nostro turno, entrambi abbiamo puntato il corpo di una neonata rosea e paffutella. Siamo arrivati insieme e, come conseguenza di questo ex aequo karmico, io mi sono presa tutto (essendo prepotente) e a Totonno è rimasto lo stomaco. Così, per il noto problema degli alloggi, ci siamo dovuti arrangiare; il problema fondamentale è che io sono un poco, come dire, distratta e non mi ricordo più nemmeno per quale cavolo di motivo ho deciso di reincarnarmi, mentre Totonno conserva perfetta ed intatta la memoria della sua vita precedente e me ne manda continui segnali sotto forma di voglie di panino con le melanzane piccanti alle sette del mattino.

La vita con Totonno ha fatto si che io fossi soprappeso per la maggior parte della mia esistenza avendo costantemente fame mai di yougurt e gallette di riso ma sempre di lasagne al forno o frittura di pesce.

Comunque, ho io il controllo eh?

Almeno la maggior parte delle volte.

Lo tengo a bada. Non gli permetto quasi mai di cedere all’impulso di fare tre pranzi di otto portate al giorno.

Certo, non è facile.
Totonno si sveglia al mattino presto, verso le cinque, come tutti i muratori che si rispettano, per cui alle dieci chiede una sana merenda di sfilatino al salame; il massimo che gli concedo, invece, è una banana, il che crea una specie di effetto solletico assolutamente insufficiente ad arrivare al pranzo. A mezzogiorno aziona l’idrovora e tutto ciò che c’è di commestibile nei miei dintorni viene risucchiato praticamente intero. Ovviamente, dopo trentacinque anni di convivenza faccio in modo che le uniche cose commestibili nei miei dintorni siano gallette di mais o vitasnelle varie e questo lo manda su tutte le furie. Più volte l’ho sorpreso ad interrogare i sindacati sulle possibilità di vertenza nei miei confronti.

Che ingrato.

Dopo tutto, nell’inutile e patetico tentativo di non ingrassare, bevo due litri d’acqua al giorno e questa, unita alle gallette di mais, dovrebbe creare una certa massa solida nel pancino.

Incurante di tutto ciò all’una devo prendere di corsa il cestino del pranzo, che io sia al lavoro o meno (in effetti, uno degli elementi più fastidiosi della mia vita da simbionte è dover avere continuamente delle cose da mangiare dietro, come se fossi una povera diabetica con le sue fiale di insulina nella borsa), catapultarmi nella saletta da pranzo, riscaldare il cibo in meno di un minuto e cercare di ingerirlo con calma mentre da qualche parte dentro di me sento :”lo stiamo perdendo! Zuccheri: 150 mg PRESTO!”
Inoltre, dato che, per via del soprappeso, il mio pranzo è in genere composto da verdure lesse e proteine alle due esso è stato completamente digerito e ricominciano le richieste di parmigiana di melanzane.

Alle quattro e mezza resisto a stento dal prendere a morsi i miei colleghi e alle cinque, a chiusura cantiere, devo concedergli una merendina a conclusione della sua dura giornata di lavoro. La merendina è anch’essa composta da similcibo con thè dolcificato ad aspartame, al quale Totonno risponde con un’acidità e una nausea che mi gonfiano fino alle sette di sera, il momento più difficile della giornata.
Per uno che si alza alle cinque del mattino, le sette di sera sono il termine massimo di resistenza al quale puoi arrivare se durante la giornata hai ingurgitato soltanto delle inezie alimentari; Alle sette Totonno non vuole capire niente: non avendo a disposizione l’idrovora, di proprietà del cantiere, ricorre a banali ma efficaci mezzucci per ricevere quanto secondo lui dovuto: cali di zuccheri, giramenti di testa, debolezza strutturale, continui e devastanti sogni ad occhi aperti dell’intero menù di tutti i matrimoni a cui ho partecipato fino a che, alle sette e mezzo, cedo di nuovo e gli fornisco uno spuntino, in genere composto da una mela o altra frutta di stagione. Il che lo appaga giusto per un nano secondo, il tempo di arrivare a casa e cucinarmi la cena, della quale in genere non sento nemmeno il sapore.

Ma i momenti più duri sono quelli in cui vado a trovare i miei genitori.

Le madri napoletane, si sa, fanno passare l’amore attraverso il cibo e per esternare l’affetto nei miei confronti ed in quelli di mio fratello, mia madre nel frigorifero ha cibo sufficiente a sfamare l’esercito delle dodici scimmie, la legione straniera, i bimbi del Biafra,gli orfani di Chernobyll e tutti i muratori degli innumerevoli cantieri aperti sulla Salerno-Reggio.

Praticamente, il Wahalla secondo Totonno.

In più mio padre, cuoco amatoriale, si diverte a combinare in maniera ispirata gli alimenti presenti nel FRIGOFERO DEL COMA ALIMENTARE facendo somigliare il mio week end di visita ad un banchetto di nozze che dura tre notti e tre giorni.
Come simbolo della continua orgia di cibo, troneggia perenne sul tavolo della cucina una lucente e calda mozzarella di bufala dal peso di tre kg e mezzo circa, che Totonno si sbafa per colazione.

Ovviamente, dato che in soli tre giorni ho goduto di un apporto calorico annuo, nelle settimane successive tento di recuperare mangiando esclusivamente frutta e verdura, giustificandomi con Totonno con appropriate affermazioni sul fegato e sulla salute. In genere, dopo tre giorni di questa dieta, la notte mi alzo, apro il freezer e mi sbafo i sofficini ancora surgelati.

E così via, in un’altalena alimentare che mi distrugge il metabolismo ormai da trent’anni.

Certo, qualcuno potrà pensare che Totonno non esiste ed è soltanto una mia patetica invenzione per giustificare dei comportamenti alimentari al limite dell’insano.

Forse.

Ma se il mondo ritiene che la bellezza assomigli ad un insetto stecco con i capelli vaporosi e tu hai la sfortuna di nascere con le papille gustative che riconoscono come cibo solo le cose solide ed unte, in qualche modo devi fare.O ti ficchi le dita in gola e ti vomiti l’anima o ti inventi Totonno.

Fate vobis

1 commento:

Baol ha detto...

Evviva Totonno!!! :-)