venerdì 27 febbraio 2009

comunicazione urbana nell'era digitale-2: la storia della sora Lella e del seccardino che non sapeva volare

Io penso che l'Italia abbia un terziario avanzato, avanzatissimo.
Voglio dire: i nostri cellulari a momenti ci fanno pure il caffè, abbiamo sofisticati pc, schermi al plasma, palmari e se vuoi sparire dall'universo invece ti trova faccia libro.
Per questo trovo romantico che ancora si utilizzino, nell'Urbe, strategie comunicative altamente tradizionali come la conversazione ad alta voce fatta dal balcone.

Descrivo la scena:
Urbe, esterno giorno.La luce indica tardo pomeriggio, sole basso e luce rosea
L'esterno descrive un quartiere popolare: marciapiedi sporchi e sconnessi, passanti vestiti in maniera modesta, un mercato sullo sfondo verso destra, bucce di banana in terra. Puzza di fogna mista a rifiuti organici del mercato combinati con monossido di carbonio delle macchine che parcheggiano in sesta fila ma suppongo che quest'odore non sia percepibile da voi e che forse potevo anche evitare di descriverlo. Una disadattata entra da sinistra, è palesemente vestita con gli unici abiti puliti che ha trovato nell'armadio la mattina e ha una busta piena di scatolette per gatti
Da questo momento la struttura narrativa del post cambia e si sposta seguendo il filo diretto degli ingarbugliati pensieri della protagonista disadattata.

Dunque, io adoro la piazza del mercato, perchè è oscenamente urbana. Non credo ci sia un posto più urbano di questo nel quartiere, si concentrano in un solo luogo i sette segni dell'Ube:

  • la munnezza
  • la puzza di smog e rifiuti con sottofondo di profumo di mandorli in fiore e fiume paludoso (vi giuro, semmai venite nell'Urbe fateci caso: è il suo odore
    caratterstico)
  • Negozi squallidissimi uguali a sè stessi dal 1974
  • Una bella centralina telefonica inquinantissima enorme che offre campo pieno a tutti i nostri cellulari
  • Traffico convulso e impazzito
  • Umanità varia, di tutti i colori e le razze
  • Qualche scritta sui muri che inneggia a Totti, alla morte dei laziali,alla morte di Totti.

Sono lì impalata che mi guardo la scena rapita come se stessi seguendo un fantastico sceneggiato televisivo, quando una conversazione tra le centinaia che si svolgono intorno a me cattura la mia attenzione.Il soggetto della conversazione è il blocco intestinale.Ne palano una signora anziana piuttosto corpulenta con accento romanesco bello forte (stile fisico e mimico dela sora Lella, per intenderci) affacciata alla finestra del primo piano di uno dei palazzoni che danno sul mercato; il suo interlocutore è un tipetto seccardino, segaligno, di carnagione giallognola; un pò meno anziano della sora Lella e dall'aria sostanzialmente depressa e malaticcia. La conversazione mi sembra interessante e mi metto subito ad origiliare (ma vi assicuro che il tono di voce consentiva tranquillamente l'ascolto da almeno sette metri di distanza con dovizia di particolari) e quindi mi metto comoda su una panchina e mi accendo pure una bella sigaretta.

E lo so che non è bello origliare i fatti degli altri. Ma in fondo, io sono una cronista dell'Urbe, devo raccontare, scrivere, informare, insomma: l'origliare per me è un dovere di cronaca.
E quindi capisco quanto segue:Il seccardino ha da poco perso la moglie (amica della sora Lella) ed insieme alla moglie ha perso anche la voglia di vivere e quella di andare al bagno. La sora Lella tenta di tirarlo su consigliandogli il suo medico curante, ottimo sturaintestini, a detta sua: Nun t'arrenne' Toni', se t'arrenni è finita. La morte t' trova. Annina tua nun te vorrebbe vedè così..famo 'na cosa, domani er medico mio riceve, tu vie' cco'mé che ce fa passà avanti; lui te consiglia na' bella purga, vedrai te, se te senti meglio: te senti rinato, te torna la voglia de campà..E' evidente che, per la sora Lella, la voglia di vivere e di cagare vanno di pari passo. Si lancia poi in un complesso e pindarico parallelo tra la morte della povera Annina e quella suo povero marito e di come pure lei aveva avuto questo problema che non riusciva più ad andare al bagno.

Cioè qua nell'Urbe quando perdi il tuo partner di una vita diventi stitico. Interessante.

Il lutto non si addice alla carta igienica.

La sora Lella ormai è lanciatissima e dice che quando uno è giovane non ci pensa che andare al bagno fa tanto bene, poi diventi vecchio e capisci, ma troppo tardi, quanto la regolarità intestinale sia in effetti indispensabile e auspicabile.Io a questo punto perdo il personaggio di osservatore nascosto e scoppio a ridere, cerco di darmi un contegno fingendo di parlare al cellulare ma la sora
Lella, furba, ha mangiato la foglia e mi guarda schifata, Tonì, fa 'na cosa, viè su che ne parlamo da vicino, che qua la gente li cazzi sua nun se li fa..diceva mì nonna chi si fa i cazzi sua campa cent'anni..

e caga di molto, aggiungerei

31 commenti:

Alessandro Arcuri ha detto...

Sono senza parole!
Dino Risi non avrebbe saputo fare di meglio...! ^___^

Punzy ha detto...

OH Ale, mi confondi!!!

Tarkan ha detto...

Punzy tutto ciò mi fa tornare in mente il buon vecchio Octuagenario, ex-blogger esperto in depressione e difficoltà defecatorie... a lui questo post sarebbe piaciuto... anzi forse l'avrebbe scritto prima di te! Ah manca a tutti noi da quando ha lasciato la blogosfera! No, non è morto, ha semplicemente ritrovato la regolarità intestinale e con essa pure la voglia di vivere!
La Sora Lella aveva ragione: per alcune persone intestino e psiche vanno di pari passo! Forse siamo ancora troppo giovani per rendercene conto. Ne riparliamo tra quarantanni, quando tu ne avrai settanta e io sempre venticinque :-)

Bastian Cuntrari ha detto...

Imperdibile, Punzy! Ho mandato il link a tuo blog ad un amico: ha lo stesso problema di Toni. Non so se farà la cacca, ma la pipì sotto dal ridere sicuramente!

the muffin woman pat ha detto...

mia mamma e mia zia si parlavano dal balcone
mia mamma e la mia vicina si parlavano dal balcone
mia mamma e la sua amica da palazzo e palazzo
io e il mio vicino parliamo dal balcone
io parlo dal balcone con tutti quelli che passano sotto. non tutti tutti.
secondo me è una tradizione di famiglia....

Peppe ha detto...

Non ti sfugge nulla, riesci a mettere a fuoco tutti i minimi particolari.

Alessandro Arcuri ha detto...

...si, specie quando tai particolari glieli urlano con voce stentorea a poca distanza dai suoi augusti padiglioni auricolari!
^__^
Comunque dev'essere una prerogativa di una certa generazione anteguerra... quand'ero bambino, nella palazzina dove abitavano i miei nonni, un paio di piani sotto c'era una matrona che era solita descrivere a gran voce, alle amiche, i problemi delle ovaie della figlia adolescente che subiva gli sconquassi della pubertà.

Pietro ha detto...

ho sempre pensato che la pubblicità della carta igienica fosse un vero inno alla vita

fabrax ha detto...

bellissimo e divertentissimo post...per un attimo hai unito soggetto e sceneggiatura cinematografici, brava Punzy

Minu ha detto...

Punzy sei uno spasso..
che dire del medico di mia zia, chiamato per una visita domiciliare di un suo parente arrivato dalla sicilia.
il medico torinese: fa aria?
il paziente siculo: minghia dottore, sapesse qua, spalancano tutto, cierto che fanno aria, fin troppo!!!

Le Favà ha detto...

"Il lutto non si addice alla carta igienica."

Io questo aforisma te lo rubo, sappilo. E non ti pagherò nemmeno i diritti.

Nel compenso ti voglio bene :P

pierprandi ha detto...

Punzy se non ci fossi bisognerebbe inventarti...A presto

l'incarcerato ha detto...

Che bello leggerti Punzy! Meno male che ci sei tu a farci un po sorridere. Te e Pietro siete una vera forza!

Un abbraccio!!

ladyoscar ha detto...

Mentre leggevo il post la mia immaginazione è partita... vedevo esattamente la scena.
Bellissimo questo post punzy... mi hai fatto sognare ad occhi aperti e il sogno era come un film del neorealismo!
complimenti davvero!

Punzy ha detto...

ragazzi, pure io vi voglio bene, i vostri commenti sono balsamo per la mia autostima, di recente ai minimi storici..

Bruno ha detto...

azz ..mia mamma ha il problema di toni....cribbio.....la mando nell'urbe?

Luz ha detto...

Sto perdendo colpi! Avevo aperto la mail per risponderti, poi mi sono persa. Pensa che appena ho letto la proposta per incontrarci ho segnato l'appuntamento con il pennarello rosso sull'agenda! Certo che ci vediamo il 13. La settimana prossima, intanto ci sentiamo per telefono. Baci

XPX ha detto...

ahahahahah .... sto ancora sottosopra dal ridere ... ^__^

Il Gregge Selvaggio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
La Mente Persa ha detto...

sono caduta dalla scrivania per le risate, veramente!!!
Seguirò i consigli di Sora Lella in caso di otturazione:))))
gio

il monticiano ha detto...

Un post da sbellicarsi dalle risate.
Allora tutti d'accordo.
Dal 27 febbraio 2009 Roma non sarà più chiamata "la Città dei sette colli" ma "l'Urbe dei sette segni" indicati da Punzy. Un solo favore: dal settimo segno potresti eliminare "la fine dei laziali"?
Grazie!

amatamari ha detto...

Ormai cara Punzy sei una garanzia: di qualunque argomento si tratti so che passando per di qua posso rilassarmi e ritrovare qualcosa dei miei anni passati nell'Urbe...

:-)

BC. Bruno Carioli ha detto...

Rofl......

Punzy ha detto...

Aldo!! allora, come il mio Perfido, sei laziale pure te!!
Spiacente, non lo tolgo, così c'è scritto sul muro..poi che lo condivida o meno è un altro diascorso

il saggio ha detto...

Se campi 100 anni la attività corporee del Perfido sono garantite, in caso contrario metteremo la fascetta al braccio come i calciatori, magari di carta camomilla.

Vale ha detto...

ma sarà l'acqua calcarea di questa capitale che calcifica?

Prefe ha detto...

avevi anche il taccuino?

Punzy ha detto...

prefe, volevi essere sarcastico ma si, io giro sempre con un blocchetto

micky1mouse ha detto...

2 nuove soluzioni per i problemi di tutti i giorni. se soffri di incontinenza urinaria leggi il blog di Punzy. se invece soffri di stitichezza leggi comunque il blog di Punzy e fatti dare l'indirizzo della sora Lella!

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e